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JMJ/DB for Metal Mirror

MM: Bentrovati ragazzi, benvenuti su Metal Mirror! E’ un gran piacere ospitarvi e le curiosità da toglierci sono parecchie. Innanzitutto: come sta andando la promozione di “Beneath The Snow – Piovono Ombre” ? E come sono i primi riscontri della critica?JJ: Innanzitutto un saluto gotico a tutti i metalheads di Metal Mirror e un sentito ringraziamento per averci concesso questo spazio. I primi feedback della critica nazionale ed internazionale sono molto positivi, anche andando ben oltre le nostre aspettative, e ciò ci lusinga molto perché siamo sempre stati coscienti di quanto siano impegnative e difficilmente “assimilabili” le nostre proposte artistiche. La promozione sta andando bene, di pari passo, anche se l'autodistribuzione è un canale sempre difficile da percorrere in quanto se da una parte ci permette il pieno controllo della promozione dell'opera, fattore da noi fortemente voluto dopo i deludenti accordi con RockDetector ai tempi di “Grim” (2004) e con CDBaby per “Clam, Dolenter” (2010), dall'altra parte ci toglie visibilità ad un pubblico maggiore potenzialmente interessato. Decideremo le mosse da farsi nei prossimi mesi.MM: James, partiamo da te. Quello che abbiamo scritto nella nostra Retrospettiva l’hai letto. Difficile, se non impossibile, essere esaurienti parlando del GMP. Magari potremmo partire da un sunto sul Jason musicista: la tua formazione, la crescita e le prospettive…JJ: Wow, questo è un domandone... Vedrò di essere conciso per non annoiare i vostri lettori. Sono nato punk, cresciuto come metallaro, preservando sempre la mia anima profondamente dark, sono diventato un amante delle avanguardie artistiche sia in campo pittorico/scultoreo che cinematografico, sia in quello poetico che in quello teatrale o più strettamente musicale. Artisticamente e musicalmente parlando voglio morire in coerenza con la mia vecchia dichiarazione di intenti di continuare sia a stupire con proposte sempre nuove con la N maiuscola, percorrendo il binario dello sperimentazione, e sia a risvegliare i demoni interiori dei fruitori delle nostre opere, affogandoli nelle tenebre gotiche del loro subconscio. Parafrasando il titolo di un brano multimediale tratto da “Clam, Dolenter” direi che la Catarsi attraverso la Demenza, intesa come Follia creativa ma anche auto-distruttiva, è la prospettiva del Gothic Multimedia Project.MM: James, se non erro in passato hai dichiarato: sono un compositore, non un performer. Però negli ultimi anni hai esperito la dimensione live con la doom band genovese Blue Dawn. Cosa ti ha lasciato questa esperienza? E come l’hai “utilizzata” (e come la potrai utilizzare) nel tuo lavoro sui GMP?JJ: Ahah, touché ! Hai perfettamente ragione a pormi questa domanda. Io sono e sarò sempre un musicista compositore e non un performer. Diciamo che inizialmente sono stato un po' trascinato “on stage” per l'amicizia e la stima che mi legano a Enrico Lanciaprima, bassista e anima carismatica dei Blue Dawn. Successivamente, pur non amando troppo le luci della ribalta, ho anche assaporato le gioie del palco, con il calore del pubblico e i riscontri immediati della dimensione live. Esperienze molto diverse da quelle maturate con il GMP innanzitutto perché, pur suonando cose molto più semplici e lineari di quanto non fatto con il GMP, ho avuto molti più riscontri, particolarmente positivi. Questo mi ha aiutato in un periodo artisticamente non facile, regalandomi qualche soddisfazione dopo alcune amarezze legate alla complicata promozione di “Clam, Dolenter”. Anche se a livello musicale non ho utilizzato granché di questa bella esperienza nel mio lavoro con il GMP, che è e rimane un altro mondo, ciò mi ha dato la possibilità di conoscere due grandi musicisti e amici come Enrico Lanciaprima e il batterista Andrea Di Martino, che ho voluto portare entrambi nel Gothic Multimedia Project e che spero possano ancora dare il loro contributo nella nostra “famiglia gotica allargata”. MM: James, sei diventato, giusto per non farti mancare nulla, anche produttore e fonico. E so che è una dimensione che ti è molto congeniale. Sbaglio o questo ha avuto un importante beneficio, anche a livello di ricerca dei suoni e della loro pulizia anche su BTS?JJ: Sin da quando ero ragazzino ho sempre sentito dentro di me un particolare piacere a comporre e a produrre più che a ripetere le mie creazioni una volta che erano incise su nastro. All'epoca non sapevo cosa potesse significare. Alcuni errori marchiani nella produzione di pur ottimi lavori come “Fleeing the Rainland” (2000) e ”Grim” (2004) mi hanno poi definitivamente convinto ad intraprendere la strada formativa che mi ha portato, dopo un corso triennale, a diventare un tecnico del suono professionista. Di questo nuovo percorso professionale ne ha beneficiato la produzione prima di “Clam, Dolenter” (2010), dove permangono alcuni limiti di produzione, e di “Beneath the Snow – Piovono Ombre” (2016) dove pur qualche imperfezione rimane ancora. Queste due opere hanno progressivamente mostrato un miglioramento nel sound engineering della parte musicale e ciò è particolarmente evidente in BTS-PV, dove ho potuto mettere a frutto anni di studi. Ma voglio ancora migliorare e questo per me è solo l'inizio: lo ammetto, sono diventato un perfezionista maniacale !MM: James, un accenno alle tue influenze musicali. Potremmo sintetizzare, con un ellisse temporale azzardata: dai Celtic Frost agli Ambassador 21, giusto per sintetizzare oltre 25 anni di carriera. Terrorismi sonori lontani o neppure tanto? Parlaci della tua evoluzione nei gusti musicali e del perché di questo amore per la musica elettronica.JJ: Spero tu non te la prenda se ti dico che chiedere ad un tastierista della sua passione per la musica elettronica è un po' chiedere ad un sassofonista perché ama tanto il jazz... Ma diciamo che sono sempre stato un tastierista anomalo in quanto nei primi quindici anni, considerata la mia predilezione per il metal ed in particolare per i generi più estremi come il death e il grind old school, senza tralasciare un certo crossover, ho suonato prevalentemente la tastiera... come una chitarra elettrica ! Questa stranezza era dovuta alla necessità di essere autonomo, allora, come one-man band e potere suonare le parti di chitarra che avevo composto per i Gothic senza avvalermi direttamente di un chitarrista. La passione per la musica elettronica anzi è stata tardiva ed è nata dalla frequentazione musicale dei panorami più estremi e “cattivi” della musica elettronica che, ti assicuro, confrontandoli con quelli del nu-metal o del groove metal attuale (perché di vero thrash e di death non ce n'è più molto a mio parere) li fanno sembrare come un asilo d'infanzia ! Parlo di terrorismi sonori che partono dagli Atari Teenage Riot e vanno fino ad Atrax Morgue, passando per Throbbing Gristle e Teatro Satanico. Devo ammettere che sono entrato nella scena più intransigente dell'industrial a seguito di una recensione di una nostra opera, CD per l'esattezza, paragonata ai primi Sigillum S. Da qui la mia casuale esplorazione di questo genere, che ha dato il via ad un ulteriore “inscurimento” del Gothic sound. Anche se già in passato ho realizzato pezzi doom sostituendo la chitarra con il sintetizzatore “facendo di necessità virtù” (si veda la malatissima “The Evil”, da “The Pestilence... Post Contagium”, uno dei pezzi più malati e pesanti del repertorio dei Gothic), l'approfondimento di uno strumento complesso e affascinante come il sintetizzatore, che suono solamente da otto anni sia come soft-synth che come hard-synth, mi ha aperto mondi fino ad allora inesplorati, facendomi comprendere quanto un suono di un synth possa fare “male” ed essere heavy tanto quanto, se non di più di una chitarra elettrica.MM: James, compositore-polistrumentista-cantante-produttore…e ora pure regista! In BTS-PO ho notato una regia “intelligente”, misurata ma con trovate singolari. L’influenza, da te sempre dichiarata, di un maestro come David Lynch è evidente. Parlaci di quello che il regista americano ha significato per te, e per quale ragione ti ha così influenzato.JJ: David Lynch sta al cinema come gli Ulver stanno alla musica. Lynch ha saputo creare un genere cinematografico tutto suo, lynchiano per definizione, non etichettabile, difficilmente fruibile se non per qualche sparuto e pur ottimo prodotto come “Una storia semplice”. Lynch ha rappresentato e rappresenta per me il cinema per il cinema così come i dadaisti realizzavano “l'art pour l'art”. Ma a differenza di questi Lynch si spinge oltre e dà sempre un significato criptico di plurima interpretazione ai suoi film e questa voglia di ricerca, di non avere un prodotto già preconfezionato che dice tutto già alla sua prima visione, questa volontà di sfidare lo spettatore ad interrogarsi e a mettersi in gioco è stato alla base, più a livello inconscio che razionale, del nostro ultimo lavoro, BTS-PO. A livello inconscio infatti, solo adesso che BTS-PO è stato realizzato e pubblicato ravviso in quest'opera l'oscurità dell'incomunicabilità di The Grandmother, gli apocalittici presagi di Eraserhead e soprattutto il senso di disperata alienazione di Inland Empire. Ma dire che David Lynch ha ispirato la creazione di BTS-PO tout court, sarebbe fuorviante e pure un atto di lesa maestà nei confronti del Maestro stesso. MM: un consistente utilizzo dell’espressione cinematografica l’avevi già sperimentata in “Clam, Dolenter” con “How to keep…”. Di fatto un cortometraggio corposo, visto che durava 25’. Non sono riuscito a parlarne nella nostra Retrospettiva, ma so che è un “pezzo” molto importante per il GMP. Vuoi presentarlo e approfondirlo tu stesso?JJ: Questo brano multimediale ha una chiara origine musicale. “How to keep the epileptic offals hibernated during perishable post-industrial society's endless summer cycles of production” è sostanzialmente una suite di musica dadaista del terzo millennio e le sue radici affondano nella volontà di rivisitare e reinterpretare le Cinque Sintesi Radiofoniche del maestro del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti. Quando ascoltai per la prima volta quest'opera ne rimasi folgorato per l'avanguardismo e perché anticipava di almeno vent'anni i primi campionamenti di un altro grande maestro della musica d'avanguardia, Karlheinz Stockhausen. Dal punto di vista filmico, questo cortometraggio è stato realizzato in modo molto istintivo, al contrario dell'ossatura principale di BTS-PO e in senso lato si potrebbe dire che ha una valenza profondamente individualista, come la maggior parte delle nostre opere, ma anche socio-politica, nel senso pasoliniano del termine. E poi l'integrazione con gli stupendi assemblaggi di David è stata veramente totale e questo corto, ancor più che altri, rappresenta a pieno ritmo il nostro concetto di multimedialità sincretica di immagine, suono e parola portata agli estremi. Ma lascio ai vostri lettori ogni altra interpretazione, visto che abbiamo deciso di rendere liberamente fruibile in rete questo corto, anche se rimane collocato in una parte molto precisa (e circostanziata) di “C, D”.MM: David, passiamo a te. Parlaci un po’ del tuo modus operandi. Come imposti il lavoro grafico? Aspetti gli input di base di James e lo sviluppo in bozza del lavoro o ti metti subito sotto già dalla nascita della “prima idea”?DB: Le opere del GMP sono molto complesse e richiedono tempi di realizzazione molto lunghi. In particolare sviluppano più storie in ambienti diversi con linguaggi espressivi molteplici e sempre nuovi. Come avrete sicuramente apprezzato in “C, D” e BTS-PO. Per citare le opere più recenti, l’ambizione del progetto di conseguire e realizzare il concetto di arte totale fa sì che le sue storie ed i suoi pezzi artistico-multimediali si snodino ora in un edificio che va da un sotterraneo ad una mansarda, ora in una storia che si divide in due ambientazioni diverse ove a sua volta vengono sviluppate diverse storie nelle storie e si affrontano percorsi artistici variegati. Di pari passo, naturalmente anche il lavoro grafico, partendo da un’idea di base, segue un suo sviluppo in parte autonomo, in quanto anch’esso narra una sua storia, crea un proprio ambiente e nasconde un particolare enigma. In qualche caso, pur essendo lo spirito del progetto univocamente multimediale per definizione, la parte grafica potrebbe anche sussistere come opera d’arte autonoma e quale “pezzo unico”, efficace da solo a raccontare suggestioni e suscitare emozioni. Ovviamente nell’economia delle nostre opere sono fondamentali l’ascolto dei brani e lo studio delle liriche di James, quale fonte di ispirazione del lavoro grafico.MM: David, quello che stupisce dei tuoi disegni, oltreché la loro qualità, è il fondersi perfettamente con tutto il resto del corpus delle opere del GMP. E’ un qualcosa che esce dalla tua matita in modo fluido oppure lo studi a tavolino, in modo più “razionale”?DB: Questa è una bella domanda cui non posso dare una risposta assoluta... Lo studio c'è stato sicuramente, così come la necessaria ricerca con i suoi schizzi preparatori e i suoi errori... ma devo dire che c'è anche tanto istinto che a volte rende efficace un’idea al primo colpo, uscendo in questo modo da una rigidità accademica che talvolta farebbe perdere l’immediatezza espressiva alle immagini e ai concetti che concepisco. Certamente il “mestiere” si deve notare se si vuol raggiungere un certo livello qualitativo ma è anche giusto trovare la corretta mediazione tra razionalità stilistica ed istinto espressivo.MM: David, mai come in BTS-PO tutto l’immane mole di lavoro è ricaduta su te e James (nonostante la partecipazione di tantissimi collaboratori esterni). Quali sono, data la tua esperienza, i pro e i contro di lavorare soltanto in due?DB: Un progetto ambizioso come il nostro richiederebbe anzi indubbiamente qualche aiuto in più, soprattutto per quel che riguarda la produzione in serie, l’attività di post-produzione, la promozione e la diffusione delle nostre opere in generale. Tuttavia, dal punto di vista meramente artistico, sento di aver raggiunto una simbiosi artistica con James tale da poter dire che a tutt’oggi il GMP siamo noi e solo noi. Spesso ci intendiamo al volo su concetti ed emozioni e questo ha reso molto più agevole il mio lavoro.MM: Ok, James, passiamo ad argomenti più spinosi. In passato hai dichiarato che il cambiare continuamente stile da un’opera all’altra è stato penalizzante a livello di seguito di pubblico. Questo è vero. Ma ti chiedo: opere come CD e BTS-PO non credi che siano troppo “complesse” per la gran parte dell’audience? Non rischiate di non avere un “target” di pubblico? JJ: Sono conscio di tutti i rischi che corriamo con il proporre opere non solo “difficili da digerire” ma anche sempre completamente diverse a target di pubblico difficili da individuare e sempre differenti e mi assumo completamente la responsabilità di questa scelta deliberata (ovviamente condivisa con David) che, con grandissima probabilità, non aprirà mai il GMP ad un pubblico vasto. Ma l'arte è arte, deve rispecchiare unicamente il sentire dell'artista e nient'altro. E' pura operazione di auto-introspezione, spirituale e psico-analatica. Se il prodotto di tale “discesa nei propri inferi” risulta gradito al pubblico per noi sarà sempre un grande piacere e se non lo sarà, pazienza... Visto che compiacere non è certo il nostro obiettivo, saremo pur sempre coscienti di essere stati coerenti con il nostro sentire. Il GMP non rischia di non avere un target di pubblico perché in realtà non lo ha affatto. Certamente abbiamo un “manipolo” di supporters che ci accompagna ormai da molti anni ma al di là di loro c'è il vuoto, opera dopo opera, e al momento del “lancio” di una nostra nuova fatica operiamo sempre lo stesso salto nel buio della volta precedente. E così finché sarà in vita questo progetto. Quanto alla complessità delle opere, per quanto possa apparire il contrario, ti posso assicurare che questa non è affatto cercata: è solamente il risultato della trasposizione delle mie idee artistico-filosofiche, senza alcun compromesso per essere meglio accettati dal pubblico. Gli adattamenti fatti per “esportare” le nostre opere sono sempre minimi e comunque di carattere tecnico e mai squisitamente artistici o musicali, perché vogliamo mantenere intatta la nostra purezza artistica, senza corromperla con discorsi di commerciabilità e altre cazzate del genere. Questo è quello che sopravvive del mio spirito punk: la musica e l'arte fini a se stessi, senza compromessi. MM: Troppo “elitari” e “aristocratici”: questa è l’”accusa” che ho sentito rivolgervi da alcuni vostri critici. Io più che altro penso che per approcciarsi al vostro modo di fare Arte ci voglia, almeno inizialmente, una guida. In parte questa funzione è stata assolta dai vostri splendidi booklet, ma, ad esempio per BTS-PO, la serata a Teatro è stata fondamentale per districarsi nei meandri dell’opera. Insomma, vengo al punto: non credi che il GMP corra il rischio di essere goduto appieno solo dai suoi stessi autori e non dall’audience a causa della sua complessità?JJ: Chiunque voglia mettersi in gioco, a nudo di fronte alle nostre opere, interrogarsi sui propri limiti, fragilità e paure, incontrando i propri demoni e immergendosi nei propri abissi, può essere il nostro pubblico. Riflettere e sentire emozioni: quanto può essere difficile ai giorni nostri ! Oggigiorno tutto, ogni sensazione è preconfezionata e siamo semplici spettatori anziché attori dei “prodotti intellettuali” e “artistici” che ci vengono propinati con sempre minore frequenza. Infatti “pensare” rende liberi ed essere veramente liberi spaventa sul serio chi vorrebbe fare di noi soltanto uno stupido esercito di manichini in cui tutti condividono le stesse opinioni e passioni. Se poi oggi “pensare” significa essere diversi per forza ed essere elitari, allora sì che ci possiamo definire tali. Il concetto di aristocrazia intellettuale invece non mi appartiene perché presupporrebbe che le nostre opere siano volutamente destinate ad un pubblico di nicchia mentre in realtà non è così. Noi parliamo a tutti, poi ognuno è libero di fare le proprie scelte, anche in base alla propria sensibilità oltre che al proprio gusto. Molti considerano “triste”, ad esempio, il riflettere sulla Morte, nel modo esplicito e talvolta psicologicamente violento da noi condotto. Io considero triste invece vivere senza considerare il Nulla da cui veniamo ed il Nulla a cui siamo destinati. Se poi proprio di complessità dobbiamo parlare, pur non essendo affatto cercata, questa è l'espressione del pensiero umano che altro non può che essere complesso ed è ciò che dovrebbe rendere ognuno di noi immortale. Perché se il Nulla è la nostra destinazione, solo il nostro pensiero, con le opere che ne discendono, può attraversare il Nero cosmico del Tempo assoluto dopo la Vita. MM: David, torniamo a te: sei il protagonista assoluto del plot di BTS-PO (assieme all’ottimo Andrea Ferrari) e l’impegno profuso nelle riprese dev’essere stato enorme, oltreché fisicamente duro, soprattutto nelle parti girate in mezzo alla neve. Descrivici le sensazioni (e presumo anche il divertimento!) di aver fatto l’attore.DB: E’ stato un lavoro impegnativo soprattutto per me che non ho mai fatto l’attore né ho studiato recitazione. Si tratta quindi della mia prima esperienza davanti ad una telecamera e sono consapevole di avere molti limiti in questo ruolo per me nuovo. La “parte notte” è quella che ho sentito più vicina al mio modo d’essere e che di conseguenza ho recitato con maggior intensità emozionale in quanto più intima, simbolica e più adatta al mio carattere un po' ombroso. Invece nella “parte neve“, che risulta più fisica e dinamica, ho profuso maggiori energie e, anche se ho commesso più errori, mi sono però divertito ancor di più negli straordinari scenari della montagna innevata.MM: James, ti ho conosciuto nel 2000 con “Fleeing The Rainland”. Non ti nego che, ancora adesso, pur affascinato dalle ottime produzioni successive, sono ancora molto legato a quelle sonorità. C’è possibilità che tornino centrali in una futura fatica del GMP?JJ: “Fleeing the Rainland” è stato uno dei motivi, insieme a “Grim” del resto, che mi hanno spinto a diventare un tecnico del suono. Ottime canzoni, di stampo prog-gothic-metal ma produzione qualitativamente ancora insufficiente. L'Anti-box, con la sua ri-masterizzazione, ha reso solo parzialmente giustizia a brani che, se mai ne avessi il tempo in tarda età, quando dovessi accorgermi che il serbatoio della creatività sarà agli sgoccioli, vorrei ri-mixare e in alcuni casi ri-registrare da capo. In questo senso vorrei riprendere alcuni pezzi di FtR così come di “Grim”. Ma solo per eventuali re-release di quelle opere/album a fine “carriera”. Per quanto riguarda le future fatiche del GMP non voglio mai guardare al passato perché farlo costituirebbe un passo indietro. In un lontano futuro ci potrà anche essere un ritorno alla melodia in campo musicale ma che ciò avvenga entro i confini delle particolari sonorità di FtR ne dubito. Non sarei coerente con il mio principio di realizzare prodotti artistico-musicali sempre nuovi e diversi l'uno dall'altro. MM: A proposito: conoscendoti starai già pensando (e probabilmente ce l’avrai già tutta in testa!) alla prossima opera del GMP. Senza chiederti rivelazioni troppo esplicite (che giustamente non ci daresti) ci puoi almeno dire se ci dobbiamo aspettare ancora quel totale sincretismo tra immagini, musica e versi poetici che ha caratterizzato le ultime produzioni? Insomma sarà ancora Trilogia Maledetta (magari veicolata dal medium del teatro/cinema) o sarà invece qualcosa di diverso e spiazzante?JJ: Il sincretismo della “Unholy Trinity” di parole, suono e immagine continuerà in tutto il suo estremismo multimediale e in una forma ancora una volta del tutto vergine nella storia della musica e dell'arte. Come nelle nostre tre opere precedenti uno di questi elementi guiderà questa trinità verso la sua riunificazione e questo sarà un elemento leggermente sottaciuto in BTS-PO. Di più non posso dirti ma posso assicurarti che quello che avverrà nei prossimi mesi e anni fino alla realizzazione della prossima opera sarà qualcosa di totalmente inaspettato e quindi sì, come dici tu, alquanto “spiazzante”.MM: un’ultima domanda. Proprio nell’ultima pagina del booklet di BTS-PO possiamo leggere qualcosa di enigmatico, che appena letto mi ha stregato. E cioè la scritta “Arte. Purezza. Morte”. So che è un concetto cardine, nonché molto complesso, della tua visione artistica. Senza scendere in dettagli troppo personali, ci puoi accennare cosa intendi con queste tre parole giustapposte, accostate in quest’ordine l’una all’altra?JJ: Riprendendo la mia risposta sulla coerenza artistica al proprio sentire e al proprio Io, senza mediazioni e compromessi, ti dirò che questa è la Purezza espressa dall'Arte, che altro non è che una porta atemporale del nostro subconscio sulla Morte, eterna fonte di giovinezza e creatività. Lasciare entrare la Morte a poco a poco dentro di noi significa aumentare la consapevolezza di noi stessi e del nostro pensiero individuale, che travalica la nostra stessa esistenza terrena e che costituisce la nostra eredità da lasciare ai posteri, facendosi beffa degli evidentissimi limiti del nostro corpo.MM: Cari James e David, ancora un grazie per la vostra disponibilità. Tutta la redazione vi fa un grande in bocca al lupo per la vostra attività. Continueremo a seguirvi. Un ultimo saluto ai nostri lettori?DB: Saluto tutti quelli che ci seguono da tempo, i nuovi fans, quelli che ci apprezzano come quelli che ci hanno contestato perché è grazie a tutti che il nostro progetto va avanti nel tempo e riesce ad avere sempre qualcosa di nuovo da dire...JJ: Da metalhead a metalheads, un saluto a tutti i lettori di Metal Mirror che ascoltano, osservano e leggono con mente aperta al cambiamento: come voi non avete paura di “essere una voce fuori dal coro” del “mainstream metal”, anche noi non avremo paura di continuare a cambiare, come un camaleonte che non si volta mai indietro nel suo costante cammino in disparte dalla moltitudine. http://metal-mirror.blogspot.it/2016/10/intervista-gothic-multimedia-project.htmlhttp://metal-mirror.blogspot.it/2016/10/intervista-gothic-multimedia-project_7.html#more

Interview with James Maximilian Jason and David Bosch by Metal Mirror (Italy) - October 2016